Secondo alcune fonti il toponimo Mason deriverebbe dall’usanza romana di denominare torri, castelli e colonie con il nome di un’antica famiglia; in effetti un certo Papirio Masone fu con­sole nell’anno 522 di Roma e di un altro si fa menzione nel 652. Secondo altri invece il nome potrebbe provenire da “mansiones”, stazione stradale dell’epoca romana, oppure da “mansione”, che nel Medio Evo significava podere. La “mansio” di Mason si trovava lungo la Pista dei Veneti che, proveniente da Sovizzo, toccava Schio e quindi, sempre costeggiando i monti, congiungeva l’Astico al Brenta, passando per Calvene, Lugo, Fara, Breganze, Mason, Mure, Molvena, Pianezze, Marostica, Marsan e Angarano per continuare fino al Piave. Quando nel 147 a.C. il console P. Postumio fece costruire la grande strada Postumia, che da Genova conduceva ad Aquileia, la Pista dei Veneti diminuì d’importanza. Intorno all’antica “mansio”, fornita di un cambio di cavalli per il servizio postale, sorse gradualmente un villaggio rurale o “pagus” dipendente, durante l’amministrazione romana, dal vicino capoluogo o “vicus” di Breganze. In seguito la corte de Maxone appare nominata per la prima volta in una carta del 1038, come bene dell’Abba­zia di Nonantola del modenese. Secondo dati raccolti nell’archivio della città del 1262, essa comprendeva però anche Costa Vernese.

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La storia civile del paese, dopo la donazione del Pedemonte e dell’Altopiano fatta da Berengario al vescovo di Padova Sibicone (prima metà del secolo X), è sempre comunque legata a quella di Breganze. Nell’anno 1227 il villaggio di Mason si ribellò al podestà di Vicenza Alberico da Romano. Nell’anno 1312 i due paesi furono assediati dai padovani. Non si sa quando il nostro paese divenne comune autonomo, ma già dal 1300 si parlava di “Comune et di uomini di Mason” nei volumi dei Fondi di Santa Giustina di Padova. Gli Scaligeri tra il 1312 e il 1339 controllarono il territorio di Mason e di Marostica; un capitano aveva funzioni militari e poteri giurisdizionali. Nell’anno 1314 i soldati padovani, desiderosi di riavere Vicenza e di fiaccare lo Scaligero, deva starono quanto era rimasto di Mason. Nel lungo periodo di pace della dominazione veneziana, tra il 1404 e il 1797, sorsero magnifiche ville e palazzi ispirati ai modelli classici, voluti dalle potenti famiglie degli Angaran, dei Cerato e dei Chiericati. Nel 1700 si concluse il lento tramonto della Serenissima e nell’ottobre del 1796 si ammassarono a Bassano truppe napoleoniche che, secondo G. Berti, arrivarono a 10.000 uomini e secondo D. G. Chandler erano addirittura 46.000. Nello stesso anno, tra settembre e novembre, ci furono scontri a Fontaniva e a Nove. Nella battaglia di Nove truppe francesi avanzarono anche da Schiavon e furono mandate ad occupare Marostica. Si può quindi pensare ad una distribuzione delle truppe francesi nella zona, con gravi disagi e sofferenze per la popolazione a causa delle requisizioni e delle ruberie francesi. La storia racconta che Bonaparte entrò a Bassano e prese alloggio in casa Roberti. Secondo i racconti popolari Ca’ Dal Ferro-Carli a Molvena, una vec­chia casa nel sentiero del Buso presso via Riale a Mason e Palazzo Viero in via Pozzo a Villaraspa, divennero stazioni delle numerose truppe napoleoniche. Gli avvenimenti successivi all’ottobre 1797 rivestirono rilevanza politica, perché le città venete e i centri sedi di podesterie assistettero alla partenza dei rettori e sorsero municipalità democratiche. Quando il 12 maggio 1797 la plurisecolare Repubblica di Venezia cessò praticamente di esistere, si inneggiò alla libertà, all’uguaglianza, alla giustizia, si gioì per l’abolizione dei titoli nobiliari, vennero abbattuti molti stemmi delle casate e i leoni di San Marco. Ma a spegnere progressivamente gli entusiasmi, oltre all’occupazione militare francese, fu l’emanazione di un decreto in base al quale i territori friulano, bresciano e veneto dell’ex-repubblica di Venezia venivano suddivisi in ampi distretti. Bassano, che aveva sin dal 1399 una sua giurisdizione, divenne città subalterna di Vicenza. Fallirono i tentativi d’unione del Veneto alla Repubblica Cisalpina.

L’anno 1809 ricorda un terribile scontro a Ponteselo tra le truppe napoleoniche e i villici, stanchi delle tasse e dei dazi. Ogni speranza si spense poi con il trattato di Campoformio del 1797, quando Napoleone cedette il Veneto all’Austria. Durante la dominazione austriaca Mason fece parte del Distretto di Marostica e del Dipartimento del Bacchiglione. L’Austria si dimostrò efficiente nell’azione amministrativa, ma politicamente il regime svelò un’immagine illiberale. Anche alcuni cittadini di Mason presero parte, arruolandosi nel Battaglione Volontari Vicentini, ai nobili sforzi della riscossa italiana fino al 1866, anno della III Guerra d’Indipendenza. La ripresa fu difficile e lenta e anche se nel resto d’Europa e nell’ltalia del nord-ovest si fecero sentire gli effetti della rivoluzione industriale, a partire dal 1886 Mason fu colpito dalla crisi economica. La disoccupazione costrinse intere famiglie a partire per il Brasile, l’America e l’Argentina. Il 1915, anno in cui l’Italia entrò nel primo conflitto mondiale, rappresentò per Mason l’inizio di un nuovo periodo difficile. Il nostro paese infatti si trovò nelle immediate vicinanze delle retrovie del fronte e fu interessato dall’arrivo di centinaia di profughi provenienti dall’Altopiano e dalla sistemazione di truppe italiane, francesi e alleate, nonché di attrezzature da campo, tra cui due ospedali inoltre non vi fu famiglia che non avesse componenti impegnati nel conflitto. Numerose iscrizioni, nei muri in gesso della soffitta di Ca’ Dal Ferro a Molvena, documentano che il nostro territorio fu anche luogo di acquartieramento di gente e soldati francesi, come lo fu del resto anche Casa Laverda, in via Costavernese a Mure, Palazzo Viero a Villaraspa e il Palazzon sulla strada Marosticana. Durante il secondo conflitto mondiale la popolazione si divise tra i due fronti contrapposti, i partigiani e l’esercito nazionale, e visse le dure condizioni di vita imposte dalla distribuzione razionata degli alimenti, dall’occupazione nazista e dai bombardamenti. Villa Angaran Delle Stelle-Cattaneo fu sede di stazionamento di truppe militari tedesche, come del resto servirono agli scopi bellici la scuola comunale e la Filanda Malvezzi. Il flusso migratorio riprese anche nel dopoguerra e durò fino agli anni sessanta, che videro il rifiorire economico del nostro paese.